La crisi dell'economia dell'Impero romano
Una ricca economia urbana e monetaria
Dopo il principato di Augusto seguì un periodo si prosperità e benessere economico dell'Impero romano causato da:
-la pace e la stabilità politica, che consentiranno un notevole sviluppo;
-la presenza di un'efficace rete di comunicazioni, che favorisce gli scambi commerciali sia via mare che via terra, facendo diventare Roma il centro del mondo civile;
-l'unità amministrativa dell'Impero, che era gestito da una burocrazia estesa anche alle provincie.
Le origini della crisi
Quella romana era dunque un'economia monetaria molto sviluppata e il centro di questo sistema erano le città. La pace comportò cambiamenti che a lungo andare, diventarono elementi di crisi.
-In primo luogo si ridusse l'afflusso dei prigionieri di guerra: fonte principale per il mercato degli schiavi. La mancanza di un'ampia disponibilità di manodopera servile, che aveva permesso la formazione di grandi proprietà e di industrie, divenne fonte di crisi. Le grandi proprietà vennero frazionate in poderi dati in affitto a coloni, che potevano essere liberi, liberti (schiavi emancipati, ovvero liberi dal padrone) o servi casati (a cui venivano assegnati casa e podere, erano vincolati da obblighi verso il padrone). Tale sistema però, non riuscì ad avere un livello produttivo soddisfacente.
-In secondo luogo, l'amministrazione centrale e periferica, la difese e la vigilanza dei confini esigevano di una numerosa e costosa burocrazia professionale, che impegnava anche molto militari. Le spese ordinarie si trasformarono in un pesante carico fiscale in particolar modo per i proprietari terrieri.
-In terzo luogo le provincie svilupparono una propria economia divenendo concorrenti, sia per i prodotti artigianali, sia per quelli agricoli. Per le merci più voluminose la concorrenza fu favorita dalle reti di comunicazione fluviale: per esempio terre come la Gallia e la Germania occidentale erano avvantaggiate per i costi, decisamente inferiori rispetto a il trasporto via terra, grazie ai numerosi loro numerosi fiumi percorribili.
Le necessità della difesa militare determinarono il tramonto della prosperità:
-l'aumento delle tasse (necessario per sostenere le spese militari) causò un'impoverimento generalizzato;
-ci fu l'inflazione dei prodotti agricoli (scarseggiavano ed i prezzo era altissimo);
-le guerre civili e le invasioni determinarono un'insicurezza generale e la rovina della rete stradale romana. Il tutto portò al crollo del commercio;
-Infine, la crisi dell'artigianato, venne causata dalla diminuzione dei consumi di lusso.

La raccolta delle olive da parte di uno schiavo. Mosaico proveniente da Cartagine, del III secolo.
Occidente ed Oriente
Le difficoltà dell'impero determinarono la rottura dell'antica unità mediterranea.
Il VI secolo evidenzia due destini:
-L'Oriente (più ricco e organizzato politicamente) affrontò meglio la crisi e trasmise l'eredità della romanità all'Impero bizantino, che con Giustiniano conobbe il periodo di maggior splendore della sua storia;
-L'Occidente, si avviò verso la rovina, attraversando una profonda crisi, caratterizzata da una regressione demografica ed economica.
Nel secolo successivo in Oriente nacque la grande civiltà islamica, mentre l'Occidente rimase un area debole e sottosviluppata.
La crisi dell'Occidente
L'Occidente conobbe il momento più duro della crisi dal VI all'VIII secolo. I problemi più gravi possiamo raggrupparli in:
- l'abbandono delle città e lo spopolamento;
Lo spopolamento si accentuò a causa delle stragi, delle carestie e delle epidemie, che accompagnarono le invasioni barbariche.
(Un esempio è la città di Bologna, la quale superficie in questo periodo si era ridotta da 70 a 20 ettari.)
-il deterioramento dell'economia monetaria;
L'aumento eccessivo delle spese statali e la disorganizzazione commerciale determinarono una progressiva svalutazione della moneta. Quando avvenne una paurosa crescita del costo della vita, Diocleziano promulgò un Editto sui prezzi che, visto la svalutazione della moneta d'argento, non accettava più pagamenti con monete coniate, ma esigeva che parte delle imposte fosse pagate in natura. Il baratto e l'autoconsumo sostituirono quasi completamente lo scambio su base monetaria.
-la crisi dell'agricoltura.
Il crollo delle attività urbane determinò una ruralizzazione dell'economia. La diminuzione della popolazione implicò la riduzione dei campi coltivati e nei campi incolti si svilupparono foreste che si estesero su gran parte dell'Europa. Gli aratri erano di legno e solo raramente di ricoperti da una sottile lamina di metallo e di conseguenza non incidevano sufficientemente, sia su terreni pesanti ma anche su quelli più leggeri. Nell'Italia longobarda, dove vi era una forte influenza germanica, si tornò ad un'economia prevalentemente pastorale, ovvero l'economia che aveva caratterizzato al penisola prima della conquista romana.
Nessun commento:
Posta un commento