lunedì 26 novembre 2012

Approfondimento: La peste del 1348

Pur senza sottovalutare le cattive condizioni climatiche che a più riprese influirono sui raccolti nella prima metà del '300 è opportuno ricordare lo squilibrio derivato dal fatto che all'evoluzione demografica dei secoli precedenti non aveva fatto riscontro un'adeguata crescita delle risorse. Tale questione è all'origine di una consistente emigrazione verso i centri cittadini, dove molti si trasferirono per avere maggiore protezione e migliori prospettive di guadagno, ma dove spesso incontrarono forti disagi economici e sociali. In questo quadro di precarietà comparve la peste, proveniente dalle zone asiatiche e portata nel Mediterraneo da navi genovesi. Tra il 1346 e il 1352 il morbo investì a ondate successive l'intera Europa da sud a nord, decimando le popolazioni, disseminando panico e sgomento, modificando in maniera sensibile condizioni di vita, strutture, mentalità. Anche dopo l'esaurirsi della marea mortifera di quegli anni, altre epidemie di peste, più o meno gravi e diffuse percorsero l'Europa fino alla fine del quattrocento determinando una situazione di instabilità. Nelle città, dove il sovraffollamento e l'assenza di norme igieniche favorirono il contagio, ma anche nelle campagne, dove gli uomini si trovarono spesso isolati, si aprirono grandi vuoti nella popolazione. Il fenomeno dell'abbandono dei villaggi assunse ampie dimensioni e in un breve periodo i riflessi sull'economia furono pesanti: la diminuzione della manodopera fece aumentare i salari e, quindi, i costi di produzione; a causa del calo demografico diminuì la domanda dei prodotti con un conseguente rallentamento dei commerci.


                    La peste

                                                                            La peste, codice Sercambi, Lucca, Archivio di stato

Da un punto di vista sociale la peste ebbe varie ripercussioni non solo economiche e sociali, ma anche nell'immaginario collettivo e nella cultura. Diverse le cause che le genti  colpite ritenevano di individuare: la parte colta della popolazione attribuiva il fenomeno ad una corruzione dell'aria determinata a sua volta da fenomeni celesti o da emanazioni putride; quella popolare lo faceva risalire, invece, a propagatori di contagio che dovevano essere individuati e colpiti; quella ecclesiastica lo considerava frutto dell'ira divina di fronte ai peccati degli uomini, per cui occorreva fare penitenza.


martedì 9 ottobre 2012

La crisi dell'economia dell'Impero romano

Una ricca economia urbana e monetaria

Dopo il principato di Augusto seguì un periodo si prosperità e benessere economico dell'Impero romano causato da:
-la pace e la stabilità politica, che consentiranno un notevole sviluppo;
-la presenza di un'efficace rete di comunicazioni, che favorisce gli scambi commerciali sia via mare che via terra, facendo diventare Roma il centro del mondo civile;
-l'unità amministrativa dell'Impero, che
era gestito da una burocrazia estesa anche alle provincie.


Le origini della crisi


Quella romana era dunque un'economia monetaria molto sviluppata e il centro di questo sistema erano le città. La pace comportò cambiamenti che a lungo andare, diventarono elementi di crisi.

-In primo luogo si ridusse l'afflusso dei prigionieri di guerra: fonte principale per il mercato degli schiavi. La mancanza di un'ampia disponibilità di manodopera servile, che aveva permesso la formazione di grandi proprietà e di industrie, divenne fonte di crisi. Le grandi proprietà vennero frazionate in poderi dati in affitto a coloni, che potevano essere liberi, liberti (schiavi emancipati, ovvero liberi dal padrone) o servi casati (a cui venivano assegnati casa e podere, erano vincolati da obblighi verso il padrone). Tale sistema però, non riuscì ad avere un livello produttivo soddisfacente.

-In secondo luogo, l'amministrazione centrale e periferica, la difese e la vigilanza dei confini esigevano di una numerosa e costosa burocrazia professionale, che impegnava anche molto militari. Le spese ordinarie si trasformarono in un pesante carico fiscale in particolar modo per i proprietari terrieri.

-In terzo luogo le provincie svilupparono una propria economia divenendo concorrenti, sia per i prodotti artigianali, sia per quelli agricoli. Per le merci più voluminose la concorrenza fu favorita dalle reti di comunicazione fluviale: per esempio terre come la Gallia e la Germania occidentale erano avvantaggiate per i costi, decisamente inferiori rispetto a il trasporto via terra, grazie ai numerosi loro numerosi fiumi percorribili. 

Le necessità della difesa militare determinarono il tramonto della prosperità:

-l'aumento delle tasse (necessario per sostenere le spese militari) causò un'impoverimento generalizzato;

-ci fu l'inflazione dei prodotti agricoli (scarseggiavano ed i prezzo era altissimo);

-le guerre civili e le invasioni determinarono un'insicurezza generale e la rovina della rete stradale romana. Il tutto portò al crollo del commercio;

-Infine, la crisi dell'artigianato, venne causata dalla diminuzione dei consumi di lusso. 


La raccolta delle olive da parte di uno schiavo. Mosaico proveniente da Cartagine, del III secolo.


Occidente ed Oriente


Le difficoltà dell'impero determinarono la rottura dell'antica unità mediterranea.

Il VI secolo evidenzia due destini:

-L'Oriente (più ricco e organizzato politicamente) affrontò meglio la crisi e trasmise l'eredità della romanità all'Impero bizantino, che con Giustiniano conobbe il periodo di maggior splendore della sua storia;

-L'Occidente, si avviò verso la rovina, attraversando una profonda crisi, caratterizzata da una regressione demografica ed economica.

Nel secolo successivo in Oriente nacque la grande civiltà islamica, mentre l'Occidente rimase un area debole e sottosviluppata.


La crisi dell'Occidente


L'Occidente conobbe il momento più duro della crisi dal VI all'VIII secolo. I problemi più gravi possiamo raggrupparli in:

- l'abbandono delle città e lo spopolamento;

Lo spopolamento si accentuò a causa delle stragi, delle carestie e delle epidemie, che accompagnarono le invasioni barbariche.

(Un esempio è la città di Bologna, la quale superficie in questo periodo si era ridotta da 70 a 20 ettari.)

-il deterioramento dell'economia monetaria;

L'aumento eccessivo delle spese statali e la disorganizzazione commerciale determinarono una progressiva svalutazione della moneta. Quando avvenne una paurosa crescita del costo della vita, Diocleziano promulgò un Editto sui prezzi che, visto la svalutazione della moneta d'argento, non accettava più pagamenti con monete coniate, ma esigeva che parte delle imposte fosse pagate in natura. Il baratto e l'autoconsumo sostituirono quasi completamente lo scambio su base monetaria. 

-la crisi dell'agricoltura.

Il crollo delle attività urbane determinò una ruralizzazione dell'economia. La diminuzione della popolazione implicò la riduzione dei campi coltivati e nei campi incolti si svilupparono foreste che si estesero su gran parte dell'Europa. Gli aratri erano di legno e solo raramente di ricoperti da una sottile lamina di metallo e di conseguenza non incidevano sufficientemente, sia su terreni pesanti ma anche su quelli più leggeri. Nell'Italia longobarda, dove vi era una forte influenza germanica, si tornò ad un'economia prevalentemente pastorale, ovvero l'economia che aveva caratterizzato al penisola prima della conquista romana.

                                                                                                                                              Geostoria 3D



giovedì 5 aprile 2012

Il sistema curtense

L'organizzazione dell'economia


La crisi portò allo sviluppo di nuove forme di vita economica:
-locali, dovuto all'arresto dei traffici;
-essenzialmente agrarie, la terra diventò l'unica fonte di ricchezza;
-poco differenziate, ogni comunità cercò l'autosufficienza.


Il processo che condusse a questo sistema fu frutto di:
-movimento dal basso, dovuto al fatto che i piccoli e medi proprietari terrieri rinunciavano alla loro libertà pur di essere protetti da un potente proprietario. Questo determinò il forte aumento delle grandi proprietà.
-movimento dall'alto, causato dalla debolezza dello stato che concedeva una parte delle loro terre come ricompensa ai propri militari per assicurarsi la loro protezione.

Dal punto di vista economico, la conseguenza principale di queste trasformazioni fu la diffusione del sistema curtense.

La curtis


Dall'alto medioevo le terre vennero progressivamente divise in possedimenti chiamati curtes, che appartenevano al dominus (come per esempio il re, chiesa o signore locale) ed erano divise in due parti:
-pars dominica, risevata al padrone;
-pars massaricia, necessaria alla coltivazione della pars dominica ed era affidata ai servi o ai contadini liberi ed era suddivisa in mansi, che erano dei piccoli appezzamenti di terreno con al centro la casa dei contadini e potevano essere di due tipi:
-mansi ingenuili, affidati a contadini liberi e
-mansi servili, affidati a servi che godevano di una certa autonomia.




venerdì 25 novembre 2011

La rinascita: lo sviluppo agricolo e demografico

La rinascita dell'Occidente

Intorno al Mille in Europa ci fu una ripresa, definita la "rinascita dell'Occidente".

La crescita della popolazione e quella economica si stimolarono a vicenda, agevolate da:

-un miglioramento del clima che favorì l'agricoltura;

-la cessazione delle invasioni;

-nuovi strumenti e tecniche di lavorazione agricola che permisero l'aumento della produzione: gli strumenti agricoli vennero perfezionati e venne introdotta la rotazione triennale delle colture;

-la bonifica e il dissodamento di nuove terre: il raddoppio della popolazione europea tra il X e il XII secolo rese necessarie queste opere e fornì le braccia per effettuarle.



Una società divisa in ordini


La società era divisa in ordini. L'ordine è un insieme di individui che godono degli stessi diritti; si appartiene a esso in base a un atto giuridico e non alla situazione economica (come invece accade per la classe). Secondo la mentalità dell'epoca, ogni ordine aveva un ruolo specifico: il clero pregava, i cavalieri (la nobiltà) combattevano e i lavoratori dovevano garantire a tutti i mezzi di sostentamento.

venerdì 25 marzo 2011

La rinascita dei commerci


La rinascita dei commerci e le fiere

L'accresciuta produttività agricola consentì di avere delle eccedenze: ciò rimise in moto il commercio, anche a largo raggio. Vennero organizzate delle fiere, grandi mercati che si tendevano in alcune località una o due volte all'anno. La ripresa dei commerci fu favorita anche dal miglioramento delle vie di comunicazione: fu soprattutto la navigazione a progredire, con l'introduzione della bussola e del timone.
La bottega di un venditore di spezie (prodotti che rappresentavano una voce fondamentale del commercio nel Medioevo). Affresco nel Castello di Issogne (Val D'Aosta)

Mediterraneo, Fiandre e Lega Anseatica

I commerci europei gravitavano intorno a due aree, il Mediterraneo e l'Europa del Nord:
-i prodotti orientali venivano portati dai mercanti italiani nel resto d'Europa;
-la zona delle Fiandre divenne famosa per la produzione dei tessuti;
-nacque la Lega Anseatica, un'unione dei mercanti di alcune città tedesche.


Un nuovo scenario economico

L'intensificarsi dei commerci favorì la ripresa della circolazione monetaria:
-le famiglie più ricche presero a far fruttare i patrimoni monetari. Molti finanziavano i traffici dei mercanti, altri fondarono delle compagnie, società che in alcuni casi diedero origine alle banche;
-si svilupparono le tecniche di trasferimento e di scambio del denaro: nacquero le lettere di cambio, documenti che rappresentavano somme di denaro, precursori dell'assegno e della carta moneta;
-furono necessari i cambiavalute, mercanti che cambiavano le diverse monete. Questi, specializzandosi nel commercio del denaro, si trasformarono in banchieri. I più importanti tra essi finanziarono papi e re. 

Due monete coniate in Italia nel XIII secolo


Si ponevano così le basi dell'economia di mercato, in cui chiunque può vendere o comprare merci e servizi liberamente. Essa presuppone un'economia monetaria, un adeguato sistema di comunicazioni, l'eliminazione di tutti i vincoli feudali (come la servitù della gleba) che imbrigliano il mercato. Queste condizioni si sarebbero realizzate compiutamente solo nel XIX secolo.

venerdì 25 febbraio 2011

La rinascita delle città


La rinascita urbana e la borghesia

Le città, che nell'Alto Medioevo erano decadute, rinacquero grazie ai commerci. Vi si trasferirono i signori feudali e soprattutto i contadini. Nacque una nuova classe sociale, la borghesia (da burgensis, "abitante del borgo"), una classe intermedia fra aristocrazia e ceti popolari, formata da artigiani, mercanti, banchieri (ma anche da medici, avvocati, notai) accomunati dall'impegno nel mondo economico attraverso l'iniziativa individuale.


Gli artigiani e le loro associazioni

Gli artigiani di città si riunirono nelle Arti (o Corporazioni), associazioni di mestiere che esercitavano un controllo sulla qualità dei prodotti, impedivano la concorrenza illecita e potevano vietare l'apertura di una bottega a chi non faceva parte della corporazione.


La nascita delle università

Dopo il Mille le scuole, gestite dal clero per l'istruzione degli ecclesiastici, iniziarono ad essere frequentate dalla borghesia, che aveva necessità di istruirsi per gestire meglio le proprie attività economiche. In alcune città nacquero libere associazioni di studenti ed insegnanti: le "universitas studiorum".